Showing posts with label tangometafore. Show all posts
Showing posts with label tangometafore. Show all posts

Tuesday, 18 March 2008

Demolizione luogo comune #1

Osservando come il tango viene utilizzato soprattutto ultimamente per pubblicità di biancheria intima o per sottolineare l'appeal di prodotti di consumo di altro genere è chiaro che l'immaginario a cui si fa riferimento è quello sensual-passionale. A tutti verrà facilmente in mente il recente spot pubblicitario con protagonista Monica Bellucci. Chi non conosce il ballo e se ne fa un'idea dall'esterno è portato a pensare che il tango sia una via veloce all'esplosione di irrefrenabili slanci erotico/emotivi. Siete fuori strada, niente di più sbagliato.
Ballare tango richiede un controllo continuo sulle mosse dell'altro. E' un'attività eminentemente cerebrale, un pò come gli scacchi, con la differenza che non c'è una strategia di lungo respiro ma si gioca tutto sull'improvvisazione. Almeno finchè non si raggiunge un livello accettabile, tutta l'attenzione va a dove si dovranno mettere i piedi (e il peso del corpo) una frazione di secondo dopo. Non rimane spazio per considerare davvero la persona con cui stai ballando. E' possibile che dopo un anno o due, quando le gambe cominceranno ad andare 'da sole' si potrà dedicare sufficiente attenzione al/alla ballerino/a; da principianti, no way.
Questo per dire che se per caso state considerando di iscrivervi ad una corso di tango per ampliare il vostro 'territorio di caccia' state davvero perdendo il vostro tempo. Vi deve piacere il ballo, oppure non durerete fino a vedere la fine della terza lezione. Quindi, se i motivi che vi spingono non sono più che artistici, forse conviene considerare subito un'iscrizione a salsa e merengue.

Monday, 25 February 2008

Tango y dolor



All'inizio mi avevano detto che il tango era sofferenza, ma non avevo del tutto afferrato l'essenza del concetto. Sì, l'apprendimento nella fase iniziale è molto lento e alle volte abbastanza snervante, ok, ok, ma limitiamo le menate... proprio di sofferenza vera e propria non si può parlare.
Non avevo capito, la questione non era nè filosofica nè di lana caprina. Il concetto in tutta la sua fisicità mi è diventato chiaro quando qualche giorno fa durante una milonga mediamente ritmata una principiante con scarpa assassina mi è piombata a tempo sul collo del piede tatuandoci la punta del suo tacco 8. Nel giro di 1 minuto e mezzo, il tempo che i miei tessuti e le mie difese immunitarie si sono pienamente rese conto di quello che mi era successo, il piede si è gonfiato del doppio assumendo un preoccupante colore paonazzo. Piede sotto l'acqua ghiacciata, ghiaccio a cubetti, fine anticipata della mia lezione, serata in cui avevo deciso di proseguire in milonga, da qualche parte, completamente rovinata. E poi, ovviamente, male al piede. Pensieri di possibili infezioni fulminanti causate dallo schifosissimo tacco.
Ma non è tutto. Nel mio giovane viaggio nell'universo semantico del tango, potrei aver scoperto che, oltre ad essere dolore, il tango forse è anche stronzaggine (si potrà scrivere nel blog? non saprei come altro definire il concetto e credo che quando ve lo spiego sarete d'accordo con me). Infatti sembrerebbe abbastanza normale che, dopo aver causato una devastazione simile sul piede di un'altra persona, che deve andare a medicarsi e non può più proseguire la lezione, ci si vada per lo meno subito a scusare o accertarsi di cosa è successo. La signorina in questione invece gira le spalle e continua la sua lezione di tango sorridendo come se non fosse successo niente. Certo non potrà mica perdere la quota euro del minuto che viene a vedere se per caso non mi ha spaccato il piede. Capisco. Voi direte, ma questo mondo del tango è proprio crudele! Può essere, io continuo a sostenere che c'è dentro tutta una metafora della vita, e della gente che ci puoi trovare. Ad ogni modo, in pieno spirito ecumenico auguro alla signorina che gli eventi rendano anche lei al più presto cosciente dell'essenza del concetto di sofferenza nel tango, magari ad opera di qualche principiante sovrappeso.

Monday, 11 February 2008

Zapatos!



L'importanza delle scarpe per ballare il tango è grandissima. Soprattutto per le donne. La scelta delle scarpe non è casuale.
Esistono scarpe da 'lezione', scarpe da tango per le uscite 'regular' e meravigliosi pezzi di arte calzaturiera, che possono rendere la tanghera regina della milonga per una sera (supposto che sappia ballare abbastanza bene).
Come si fa a riconoscerle? Innanzitutto da quanto costano. Le normali scarpe da lezione costano intorno ai 50 eu al paio, quelle medie sugli 85/90 eu, quelle da star, che compiono il miracolo, di più...Inoltre, l'altezza media del tacco cresce proporzionalmente.
Una cosa importante da sapere è che le scarpe da lezione non si portano in milonga, a meno di non voler passare la serata seduta a fare arredamento d'interni. Cosa che, vi assicuro, può essere davvero deprimente. Andare in milonga con le scarpe da lezione infatti può voler dire una cosa sola: principiante assoluta in cerca delle prime esperienze di tango vero fuori dalla lezione settimanale. Nessun ballerino serio la inviterebbe mai (ma ne parlerò in un altro post dove farò un breve sommario delle cose da evitare se si vuole essere inviatate a ballare e delle principali tattiche atte ad indurre l'invito, ma è un capitolo sociologico a parte). Lo stesso dicasi per scarpe normali ma simili a quelle da tango: vengono intercettate immediatamente con i risultati già ricordati.
Per quanto riguarda l'argomento scarpe, bisogna anche sapere che il collant o comunque la calza che vesta il piede è del tutto 'out'. Piede curato, ovviamente, e niente calze, nemmeno a gennaio. Per evitare l'antiestetico biancore avicolo delle gambe che caratterizza la maggior parte delle donne al di sopra del 50° parallelo nella stagione invernale si utilizzano dei particolari fuseaux, da portare con maglie o bluse che terminano un pò sotto il sedere chiuse in vita da una cintura, nella maggior parte dei casi. Ultimamente anche le scarpe da uomo stanno iniziando a vivere un certo rinnovamento: oltre al classico nero ci sono alcuni temerari che azzardano scarpe bicolori (tipo charleston) fino a colori veramente improbabili (ne ho viste anche di viola).
ps. piace la foto che ho scelto per il post? E' di una fotografa cambogiana (certa Molcho) scoperta per caso su Flickr. Bravissima, se avete tempo cliccate sulla foto sopra e siete linkati al suo archivio.

Sunday, 3 February 2008

Tangometafore



Da qualche mese ho iniziato a ballare tango. Devo dire che la cosa mi piace e mi diverte, ma come in tutto, anche qui ci sono dei livelli da superare, delle piccole fatiche d'Ercole. Innanzi tutto ballare tangoè un impegno a lunga scadenza, sai che prima di essere un pò brava passeranno per lo meno tre anni. Poi, non si tratta di imparare una coreografia, non ci sono sequenze prevedibili, e questo per una ex cultrice dell'aerobica è forse il punto più difficile da accettare. In ultimo, e più importante di tutti, i movimenti della ballerina seguono quelli del ballerino. Per la ballerina non c'è modo di sapere cosa succederà dopo, e più il ballerino è bravo, meno si capisce. E' ovvio che qui si inseriscono delle variabili esistenziali di cui le regole del tango costituiscono un paradigma abbastanza trasparente. Incertezza, lasciarsi andare, far fare agli uomini. Però è divertente far scivolare le responsabilità sul da farsi completamente dall'altra parte. Adesso imparo bene come si fa così vedo se mi riesce di mettere in pratica il concetto anche nella vita reale.